Uniscom Servizi, l’anatocismo per fare impresa e ripartire insieme

Lavorare con il cliente e per il cliente. L’impegno di MTSM Srl prosegue, e ora si intensifica. Presentiamo in queste poche righe il progetto da poco nato creato da Uniscom Servizi e che porta alla luce un problema oggi sempre più diffuso: il recupero crediti. Nella fattispecie, il termine tecnico è Anatocismo Bancario: “Premettiamo dicendo che si tratta di un reato commesso dagli Istituti di Credito – spiega Ambretta Manenti di Uniscom – e avviene quando una banca genera gli interessi sugli interessi derivati da un debito, che siano leasing e mutui, o addirittura sui conticorrenti”. A stabilire l’istanza di reato è stata la sentenza emessa dalla corte costituzionale 425/2000, in cui si dichiara illegittimo richiedere interessi sugli interessi di un debito da parte degli Istituti di Credito. Da qui, dunque, la necessità di strutturare un servizio completo, volto all’assistenza di tutti quegli imprenditori che, legati alle banche per rapporti di lavoro, vorrebbero considerare la propria posizione e attuare un’azione di recupero crediti a loro vantaggio nel caso questi fossero stati maturati. “Svolgeremo innanzitutto un ruolo di supporto – precisa Ambretta Manenti – operando al fianco delle aziende a mettendo a loro disposizione dei tecnici professionisti specializzati”. E le procedure saranno molto trasparenti: “La figura preposta svolgerà una analisi di tutti i contratti sottoscritti con l’Istituto di Credito di riferimento e di tutti gli estratti conti; dopodiché verrà preparata una relazione scritta con la firma del tecnico che sarà conferma della propria professionalità a disposizione del cliente”. Un servizio che diventerà sempre più indispensabile, ma che sarà anche a forte rischio di inflazionamento: “noi non scegliamo le mode del momento, e non vogliamo lanciarci su inziative con il solo scopo di monetizzare – conclude Ambretta -. Siamo convinti, piuttosto, che questo servizio, svolto con coerenza e competenza, sia un modo intelligente per fare impresa e sostenere le imprese stesse in un momento particolarmente difficile”. Insomma, si tratta di capire se la banca si sia fino ad ora comportata bene o no. “E noi, senza alcun impegno, siamo qui”.

http://www.rimborsoanatocismo.it

 

Ascolta l’intervista (qui)

Come cambia il business nel 2014?

Ora il trend si inverte. Quello sconosciuto che era il marketing e quella piattaforma esclusivamente ludica quale era considerata Facebook, con tutta la schiesa di social al seguito, ora tornano alla ribalta: in Italia e ovviamente in ritardo. Ma meglio tardi che mai. Snoccioliamo quindi un po’ di dati: nel 2013 il 25% delle aziende ha deciso di affacciarsi sul almeno un social network in maniera autonoma; il 10% invece ha scelto di affidare i progetti a specialisti del marketing come potremmo essere noi di MTSM. Un’evoluzione importante, seppur tardiva, per il nostro Paese, che pur soffrendo il digital devide cerca di tenersi in quota.

Molteplici sono le richieste di clienti che si servono dei nostri pacchetti di “reconstruction”: una sorta di ristrutturazione delle attività sui social media, precedentemente create senza un strategia precisa. Tra i deterrenti, sicuramente c’è la crisi, che restringe i margini di tempo per il pieno sviluppo di un piano marketing: molti imprenditori, ancora in attesa del compassato “tutto e subito”, stentano ad allinearsi ad una precisa strategia, in quanto saldamente convinti delle virtù del porta-a-porta o del telemarketing, sistemi di vendita destinati a spegnersi.

Un bilancio del periodo di dicembre evidenzia anche come molti nostri clienti, di fronte alla necessità di voler rinnovare il proprio contratto e la propria partnership con noi, siano più propensi ad un investimento sul web piuttosto che sulla carta stampata: quello che è creato sul web, infatti, resta, può essere sempre gestito, messo da parte o ripreso.

La scelta di MTSM è anche quella di orientare i propri clienti verso un nuovo tipo di management, che include a pieno titolo la strategia di TES Marketing (che unisce Branding, marketing e commerciale), utile soprattutto per le società di servizi (corsi di formazione, consulenza, trasporti etc). Il 2014 si apre con nuovi e interessanti risvolti: da un lato le difficoltà economiche, dall’altro invece la propensione ai social media, monitorabili ogni momento e sempre più efficienti. Un esempio? Immaginatevi la sera, nell’intervallo tra primo e secondo tempo della partita disputata dalla vostra squadra del cuore: sempre meno gente presterà attenzione alla pubblicità televisiva, e rispetterà invece il dato rilevato nell’ultimo anno, stante il quale una persona che abbia computer, smartphone e tablet, passi l’80% del proprio tempo sempre connessa.

Un dato, una conferma. E che piaccia o no, il futuro è social e si sa: il lavoro non è mai stato un gioco.

Comunicazione: il mercato francese in crescita sul 2012

Il Gruppo TBS è presente sul mercato dei media e della comunicazione in 8 Paesi europei. In questi ultimi tempi, ogni mercato sta subendo una diversa evoluzione: TBS Italy (proprietario di ILFAC), con il sostegno di Spot and Web, vi fornisce una visione di come si stanno muovendo i vostri colleghi all’estero.

Nei mesi di Novembre e Dicembre vi daremo una panoramica per ogni singolo Paese. Cominciamo, oggi, con il paese più vicino all’Italia, la Francia.

Il mercato pubblicitario d’oltralpe, rappresenta a fine Settembre 19,662 Miliardi di € e beneficia di una crescita del 2% rispetto allo stesso periodo del 2012. L’evoluzione dei singoli medium:

TBS Italy come va la Francia - 1

I settori in forte crescita o ribasso durante il periodo Gennaio-Settembre 2013 vs 2012 sono:

TBS Italy come va la Francia - 2

Il CEO di TBS Francia, Nicolas Daniel, ci spiega come è andato quest’anno per TBS Francia e cosa ci si aspetta per il 2014:
“Bisogna ricordare che TBS fornisce due categorie di servizi alle agenzie creative e concessionarie di pubblicità: il database ILFAC e i software Aloha e AdResa per la gestione dell’attività commerciale. Per quanto riguarda la banca dati ILFAC, l’anno è stato molto positivo perchè molte agenzie sono state costrette a sviluppare il loro business per compensare i problemi della crisi. ILFAC è l’unico strumento adattato alle loro esigenze e abbiamo avuto una forte domanda.
L’anno è stato positivo anche per ciò che riguarda i software dedicati alla gestione dell’attività commerciale delle concessionarie di pubblicità, AdResa e Aloha. La crisi ha costretto alcuni gruppi a separarsi da alcune riviste, che hanno sviluppato nuove concessionarie di pubblicità che ci hanno contatto per dotarsi delle nostre soluzioni. E’ stato il caso della divisione Salute di Wolters Kluwer e del Gruppo Next, ad esempio. Altri editori hanno ripreso la gestione della vendita pubblicitaria internamente e sono stati costretti ad adottare i nostri strumenti (esempio Idea Magazine o Uni Edition).
L’anno 2014 dovrebbe essere identico a quello 2013. Grandi gruppi stanno ancora vendendo alcune riviste, come il Gruppo Lagardère e, sicuramente, si svilupperanno nuove strutture che avranno bisogno delle nostre soluzioni. “

L’Analisi. “Anche oggi hanno giustiziano un’innocente”

Non vogliamo parlare di crisi, ma di giustizia. Per troppo tempo, nei periodi di benessere, si è pensato a considerare l’imprenditoria come una classe privilegiata e non come una fascia fondamentale per la crescita del Paese. Oggi, invece, in un periodo di conclamata e innegabile difficoltà, paradossalmente, anziché tutelarla si è pensato solo a tassarla. La rima è la stessa, ma l’effetto scaturito diametralmente opposto.

A spingermi a prendere in mano la penna, però, non è stato tutto questo, ma l’atto di coraggio di quell’imprenditore bergamasco di Castel Rozzone che, pur rimasto senza soldi, ha stretto i denti e pagato tutti i suoi lavoratori, tralasciando i contributi previdenziali. Il tribunale ha scelto l’assoluzione, ma l’ente pubblico dell’Agenzia delle Entrate brandiva già la scure: questa è la reale vergogna! L’italiano che si trasferisce all’estero è la conseguenza logica a cui porta uno Stato che vessa coloro che rappresentano la sua principale risorsa; l’italiano autore di un gesto così coraggioso che accetta anche le conseguenze del suo agire in maniera così limpida, invece, è l’esempio di un’imprenditoria che non vuole mollare, che ama il proprio Paese più di quanto non faccia una classe politica trincerata dietro i suoi privilegi, che dovrebbe guidarci fuori da un momento di difficoltà ma che invece preferisce non vedere e non sentire.

Lo Stato, inasprendo le norme fiscali, incentiva ad evadere, a lasciar fallire imprese che non hanno nulla da perdere, e ad oggi  ha approvato il decreto attuativo che consente agli imprenditori di rateare i debiti verso Equitalia con delle specifiche che rendono quasi impossibile l’ottenimento di una rateazione più lunga. Pensiamo a come sarebbe la situazione se un imprenditore, anziché 72 rate, fosse agevolato con 120 rate; pensiamo a quante aziende si salverebbero e quanti soldi rientrerebbero nelle casse statali. Pensiamo a quanto elastica tornerebbe ad essere la nostra economia e a quanto incentivate ad investire siano le persone volenterose. E invece, no: A tale riguardo il decreto prevede che le due condizioni sussistono quando l’importo della rata:- per le persone fisiche e le ditte individuali con regimi fiscali semplificati, è superiore al 20% del reddito mensile del nucleo familiare del richiedente accertato mediante l’indicatore della situazione reddituale (ISR) rilevabile dal Modello ISEE da allegare all’istanza;- per i soggetti diversi dalle persone fisiche e dalle ditte individuali con regimi fiscali semplificati, è superiore al 10% del valore della produzione, rapportato su base mensile ed enucleato ai sensi dell’art. 2425, n. 1 (Ricavi delle vendite e delle prestazioni), n. 3 (Variazione dei lavori in corso di ordinazione) e n. 5 (Altri ricavi e proventi, con separata indicazione dei contributi in conto esercizio) c.c. e l’indice di liquidità [(Liquidità differita + Liquidità corrente) / Passivo corrente] è compreso tra 0,5 ed 1.  Non sarebbe molto più semplice concedere un’ulteriore rateazione a chi vuole pagare invece di mettere tanti paletti per complicare la situazione?

  Si continua a far pagare il 30/40% di sovrattassa, mettendo l’imprenditoria sulla gogna per poi impiccarla. Nel pieno dell’Era del Capitalismo, la scelta dello Stato italiano è stata quella di giustiziare l’imprenditoria, e di continuare a farlo predicando pazienza e fiducia nelle Istituzioni, per poi colpire alle spalle chi ha deciso di restare sul proprio suolo natio ad investire, credere e sperare da bravo cittadino. Se il giorno dei morti è una volta l’anno, quello dell’imprenditoria è una ricorrenza quotidiana che gli atti pubblici non mancano di ricordarci.

Pres. Provinciale Uniscom Casartigiani Bergamo

Dott. Luca Ermanno Tironi

Start Up, ecco i dati del rilancio e l’importanza di un corretto web marketing

(tratto da http://www.spotandweb.it)

2 su 3 si dichiarano motivati dalla necessità di una fonte di guadagno aggiuntiva, soprattutto negli ultimi anni
Le moderne soluzioni per creare un sito internet permettono ad utenti di qualunque livello di conoscenza IT, di gestire un’attività su internet

MyWebsite_StudioDesign

Il 67% circa degli adulti italiani ha seriamente preso in considerazione l’idea di avviare una propria attività, secondo una recente ricerca diffusa oggi da 1&1 Internet leader globale nel web hosting. Il dato raccolto intervistando circa 1.400 utenti italiani mostra che negli ultimi anni molti di loro hanno seriamente analizzato le opportunità disponibili al fine di incrementare il reddito familiare. Il minimo guadagno “atteso” per prendere in considerazione l’idea di avviare un’attività extra è di circa €29.703 l’anno. Lo studio suggerirebbe comunque che lo spirito imprenditoriale italiano si conferma forte. 1&1 suggerisce a chiunque desideri avviare un nuovo progetto di business, di prendere in considerazione gli strumenti e le soluzioni “online” disponibili oggi sul mercato, perché realmente capaci di aumentare le opportunità di successo e al contempo di garantire più flessibilità nel lavoro di tutti i giorni.

Un nuovo sondaggio svolto tra circa 1400 utenti adulti Italiani1 rileva che molti hanno in mente sia un’aspirazione che una seria fiducia nell’ipotesi di iniziare un nuovo business. Il 67% circa degli utenti intervistati ha “seriamente preso in considerazione” l’idea di avviare un’attività in proprio. Sembra ci sia una leggera variazione delle percentuali tra i sessi – 71% degli uomini intervistati, contro il 64% delle donne. Se dividiamo per città, Bari evidenzia il tasso più alto di “ambizioni”, con il 78,6% degli intervistati che si dichiara pronto ad avviare un’attività imprenditoriale. Seguono Napoli (75,4%) e Reggio Calabria (74,4%).  Gli utenti di Genova sono i più “riluttanti all’idea”, con solo il 57,4% che si dichiara interessato.
Circa il 18,9% degli intervistati ha pensato di avviare una propria attività in parallelo all’impiego attuale, con l’obiettivo di potenziare il reddito familiare. Altre motivazioni primarie emerse nelle risposte includevano ad esempio l’opportunità di essere “il capo di se stessi” (17,3%), il raggiungimento di un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata (12,%), la passione per un hobby (20,4%). Non sorprende forse il dato che attesta che il desiderio di avviare un’azienda diminuisce con l’avanzare dell’età. Gli intervistati che hanno tra i 25 e i 34 anni sono maggiormente orientati all’idea di lanciare un business.
Un interessante aspetto della ricerca effettuata tra gli utenti italiani, è il dato medio di fatturato “secondario” atteso per prendere in considerazione seriamente la decisione di avviare una start-up. Il totale lordo medio atteso è di €29.703 per anno. Questo dato è molto più basso rispetto a quello registrato in Germania, con un’attesa media dichiarata molto più alta, di circa €52.000. A seguire America, con circa €39.000 e Spagna, con un’attesa di circa €34.000. Sia i cittadini francesi che quelli polacchi hanno dichiarato che “potrebbero dirsi felici” con un guadagno più basso, che si attesta su €25.700 per la Francia e su soli €12.480 per la Polonia.

Robert Hoffmann, CEO Hosting 1&1 Internet, commenta: “Grazie a Internet oggi è molto più facile avviare un’attività commerciale. Un potente sito e i giusti strumenti per attrarre clienti possono spesso rappresentare la chiave di volta per trasformare un’idea di business in un reale successo. Esistono pacchetti moderni di soluzioni per i siti internet in grado di fornire tutti gli strumenti di eBusiness necessari ad attrarre, interagire e intrattenere relazioni con gli utenti online – già ottimizzati per posizionare il proprio sito in cima nei motori di ricerca e per connettersi alle community su Internet, come Facebook, Twitter ed eBay. Con strumenti così potenti a disposizione sul web, creare un sito Internet senza avere alcuna abilità a livello software o di programmazione,  è più facile di quanto si pensi – il risultato è che un’attività parallela o un hobby possono non solo diventare economicamente praticabili e profittevoli, ma anche garantire un buon equilibrio tra lavoro e vita privata”.
Lo Psicologo di Internet Graham Jones crede fermamente che gli strumenti Internet-based possano seriamente aiutare gli imprenditori a raggiungere il successo.
Jones commenta: “Una ricerca svolta negli ultimi anni ha mostrato che quando le persone utilizzano Internet come focus del proprio business, la loro produttività sale. Se solo più persone sfruttassero gli strumenti disponibili online, anche loro potrebbero avviare imprese redditizie utilizzando l’ampio know-how fornito dalla rete per garantirsi un vantaggio competitivo”.

(fonte: spotandweb.it)